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Dragon’s Dogma 2 - recensione di un RPG che premia la curiosità

Lazzaro Cattaneo • 5 novembre 2026
Guerriero su un drago, spada scintillante. Un'immagine epica per la recensione di Dragon's Dogma 2.

Indice

Ci sono RPG in cui seguire la strada principale è solo una parte dell’avventura, e Dragon’s Dogma 2 appartiene esattamente a questa categoria. In questa recensione analizzo combattimenti, pedine, esplorazione, missioni, prestazioni aggiornate e convenienza dell’acquisto nel 2026, così da capire a chi il gioco può regalare un viaggio memorabile e chi invece rischia di trovarlo frustrante.

Un action RPG affascinante che pretende pazienza e curiosità

  • Combattimenti spettacolari e molto più dinamici della media degli open world.
  • Le pedine rendono ogni gruppo diverso e trasformano l’esplorazione in un’esperienza personale.
  • Missioni e spostamenti richiedono attenzione e pianificazione, senza accompagnare il giocatore passo dopo passo.
  • La storia principale è funzionale, ma il gioco dà il meglio nelle avventure imprevedibili.
  • Dopo gli aggiornamenti del 2026, la situazione tecnica è migliorata, anche se non tutte le piattaforme offrono la stessa fluidità.

Combattimento epico in Dragon's Dogma 2: un arciere affronta creature in un paesaggio roccioso. La recensione di Dragon's Dogma 2 promette azione!

Il cuore dell’esperienza resta il viaggio

La mia recensione di Dragon’s Dogma 2 parte da ciò che lo rende diverso dagli altri giochi di ruolo open world. Qui il mondo non è soltanto uno sfondo pieno di icone, ma un luogo che invita a perdersi, cambiare percorso e reagire agli imprevisti. Una passeggiata verso una città può trasformarsi in una battaglia contro un ciclope, in una grotta scoperta per caso o in un salvataggio improvvisato durante la notte.

Il sistema delle pedine è ancora il vero marchio della serie. Sono compagni controllati dall’intelligenza artificiale che combattono, suggeriscono percorsi e condividono informazioni sulle missioni già affrontate nei mondi di altri giocatori. Non sono semplici comparse: una buona pedina può indicare una scorciatoia, riconoscere la debolezza di un nemico o salvare il gruppo quando tutto sembra andare storto.

Il risultato è un’avventura sorprendentemente personale. Io ricordo più facilmente una fuga rocambolesca da un drago o una spedizione finita male in una caverna che molte missioni principali di altri RPG più ricchi di dialoghi. La memorabilità nasce dalle situazioni emergenti, cioè da eventi che il gioco combina in modo non completamente prevedibile.

Un mondo grande, ma non riempito artificialmente

Vermund e Battahl offrono ambienti abbastanza diversi, con foreste, deserti, insediamenti, rovine e passaggi sotterranei. Non tutto ha lo stesso livello di varietà, soprattutto nelle aree più selvagge, ma il mondo mantiene una qualità importante: spesso conviene osservare il paesaggio invece di seguire il percorso più diretto.

Gli spostamenti rapidi sono volutamente limitati da carri trainati da buoi, Portcrystal e Ferrystone. All’inizio può sembrare una scelta scomoda, e in parte lo è, ma serve a dare peso alle distanze. Il problema arriva quando una missione richiede avanti e indietro senza offrire abbastanza alternative: in quei momenti la lentezza non sembra più immersione, ma semplice attrito.

Combattimenti e vocazioni fanno la differenza

Il sistema di combattimento è il motivo principale per cui consiglierei il gioco anche a chi non ha amato ogni sua scelta narrativa. Gli avversari grandi hanno corpi da scalare, punti deboli da cercare e attacchi capaci di modificare davvero l’andamento dello scontro. Affrontare un grifone in campo aperto non equivale a colpire una barra della salute: bisogna leggere il comportamento del mostro e sfruttare l’ambiente.

Le vocazioni cambiano radicalmente il modo di giocare. Il Ladro premia mobilità e aggressività, il Mago controlla il campo con incantesimi spettacolari, mentre il Guerriero punta su parate, cariche e colpi pesanti. Le classi più avanzate, come il Misticospadaccino o il Arciermago, offrono combinazioni ancora più elaborate e sono ideali per chi vuole sperimentare.

La varietà non è perfetta. Alcune vocazioni sono chiaramente più soddisfacenti di altre e il bilanciamento può far sembrare certe abilità indispensabili, soprattutto nei combattimenti avanzati. Tuttavia, il semplice fatto che cambiare classe modifichi così tanto ritmo, distanza e gestione delle risorse resta uno dei punti più riusciti dell’esperienza.

Le pedine sono potenti, ma non sempre affidabili

L’intelligenza artificiale delle pedine funziona bene quando deve sostenere una strategia già chiara. Un Mago che mantiene le distanze o un Arciere che individua un punto debole può fare la differenza. In altre situazioni, però, i compagni si incastrano nello scenario, ignorano una minaccia o consumano una risorsa nel momento sbagliato.

Per questo preferisco costruire il gruppo in base alla vocazione del mio personaggio, invece di scegliere semplicemente le pedine con il livello più alto. La sinergia conta più dei numeri: un gruppo equilibrato, con guarigione, danno a distanza e almeno un combattente resistente, rende il viaggio molto più gestibile.

La libertà ha un prezzo nelle missioni

Dragon’s Dogma 2 non tratta tutte le missioni come una lista ordinata di obiettivi. Alcune richiedono di ascoltare i dialoghi, leggere gli indizi ambientali o tornare in un luogo al momento giusto. Il gioco non spiega sempre cosa sia importante e può capitare di fallire una quest senza capire immediatamente perché.

Questa impostazione mi piace quando produce scoperte autentiche, ma diventa meno convincente quando nasconde informazioni essenziali. Una missione con un limite di tempo, un personaggio da seguire o un oggetto da consegnare può risolversi in modi molto diversi. Il rovescio della medaglia è che chi preferisce completare tutto senza guide rischia di perdere contenuti rilevanti.

La trama principale svolge il suo compito, ma non è sempre il punto più forte. L’ambientazione fantasy ha idee interessanti e alcuni momenti sorprendenti, mentre la caratterizzazione dei personaggi secondari è discontinua. La vera forza narrativa si trova nelle storie nate durante l’esplorazione, non necessariamente nelle lunghe scene dedicate alla politica del regno.

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Cosa conviene fare nella prima partita

  • Parlare più volte con i personaggi importanti, soprattutto dopo eventi rilevanti.
  • Conservare qualche oggetto raro invece di venderlo immediatamente.
  • Usare i campeggi per recuperare energie e creare punti di riferimento durante i viaggi lunghi.
  • Controllare spesso l’equipaggiamento delle pedine e sostituire quelle che non completano il gruppo.
  • Accettare di non vedere tutto al primo tentativo, perché alcune conseguenze fanno parte del design.

Il consiglio più utile è non giocare come se si trattasse di un normale open world da completare con una checklist. La prima partita funziona meglio quando si accettano gli errori, anche se questo significa tornare più avanti o lasciare una missione irrisolta.

Come si comporta oggi su PC e console

Al lancio, il principale limite tecnico era il carico sulla CPU, soprattutto nelle città affollate. Una scheda video potente non bastava a garantire una fluidità stabile, perché il gioco doveva gestire molti personaggi, simulazioni e comportamenti contemporaneamente. Nel 2026 la situazione è più solida grazie agli aggiornamenti, ma non parlerei ancora di un titolo leggero o perfettamente uniforme.

Versione Punto forte Limite da considerare
PC Maggiore libertà grafica e supporto alle tecnologie di upscaling Richiede una CPU valida, un SSD e una configurazione equilibrata
PlayStation 5 Installazione semplice e qualità visiva consistente La fluidità può variare nelle aree più dense
Xbox Series X Buon compromesso tra qualità e prestazioni dopo gli aggiornamenti La modalità più fluida richiede compromessi sull’immagine
Xbox Series S Permette di giocare all’esperienza completa su hardware meno potente Risoluzione e frame rate hanno obiettivi più contenuti
Nintendo Switch 2 Versione prevista con gioco base ed espansione inclusi Le prestazioni definitive vanno valutate dopo il lancio

L’aggiornamento 3.2 di settembre 2026 ha migliorato il quadro generale e introdotto nuove opzioni prestazionali. Su Xbox Series X, per esempio, la modalità con upscaling può arrivare a un obiettivo di 60 fotogrammi al secondo, mentre Series S ha un limite più prudente. Non considererei però questa cifra una garanzia assoluta in ogni città o combattimento affollato.

Su PC suggerisco di ridurre prima di tutto le impostazioni che aumentano il carico sul processore e di usare un upscaler con criterio. Abbassare indiscriminatamente la qualità grafica non risolve sempre i rallentamenti, perché il collo di bottiglia può essere la CPU. È una distinzione importante per evitare di spendere soldi in una scheda video più potente senza ottenere un miglioramento proporzionato.

Conviene giocarlo nel 2026

La risposta dipende soprattutto dal rapporto del giocatore con la frustrazione. Lo consiglio senza esitazioni a chi cerca combattimenti fisici, esplorazione libera e un RPG disposto a non spiegare tutto. È meno adatto a chi vuole una storia sempre centrale, viaggi rapidi comodi e missioni impossibili da fallire.

Il momento è interessante anche perché l’espansione Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen è prevista per il 9 ottobre 2026. Il contenuto aggiuntivo porterà una nuova regione innevata, nuove attività e dodici dungeon distribuiti nel mondo di gioco. Chi non ha ancora iniziato può quindi scegliere tra acquistare il gioco base a prezzo ridotto oppure attendere un’edizione che includa anche l’espansione.

Personalmente non aspetterei Dark Arisen per iniziare la campagna principale, a meno che si desideri assolutamente giocare subito il pacchetto completo. Il gioco base offre già decine di ore di esplorazione e combattimenti, mentre l’espansione sembra pensata soprattutto per chi vuole tornare nel mondo dopo averne scoperto i sistemi.

Le polemiche iniziali sulle microtransazioni hanno influenzato la percezione del titolo, ma non descrivono il cuore dell’esperienza. La progressione reale dipende soprattutto da esplorazione, equipaggiamento e gestione delle pedine, non da acquisti esterni. In ogni caso, conviene controllare l’edizione scelta e i contenuti inclusi prima dell’acquisto.

Il verdetto per chi vuole un RPG davvero diverso

Assegno a Dragon’s Dogma 2 un 8 su 10. Non è l’open world più rifinito, non ha la trama più memorabile e alcune missioni sembrano progettate per mettere alla prova la pazienza. Quando però combattimento, mondo e pedine si combinano nel modo giusto, produce momenti che pochi altri action RPG riescono a replicare.

È un gioco da scegliere per il viaggio, non per la comodità. Se si accettano deviazioni, errori e qualche limite tecnico, Dragon’s Dogma 2 diventa un’avventura personale e sorprendentemente imprevedibile; se invece si cerca un’esperienza sempre lineare e perfettamente guidata, esistono alternative più adatte.

Domande frequenti

I mostri grandi hanno punti deboli, corpi da scalare e attacchi capaci di cambiare l’esito dello scontro. Anche l’ambiente conta, quindi affrontare un grifone all’aperto richiede di leggere i suoi comportamenti e scegliere il momento giusto per attaccare.

La sinergia conta più del livello. È consigliabile combinare guarigione, danno a distanza e almeno un combattente resistente, controllando spesso l’equipaggiamento e sostituendo le pedine che non completano il gruppo.

Alcune missioni richiedono di ascoltare più volte i dialoghi, leggere gli indizi ambientali o tornare in un luogo al momento giusto. È possibile fallire una quest senza capire subito il motivo, soprattutto quando ci sono limiti di tempo, personaggi da seguire o oggetti da consegnare.

Su PC servono una CPU valida, un SSD e una configurazione equilibrata, mentre PlayStation 5 e Xbox Series X offrono un’esperienza più semplice ma con fluidità variabile nelle aree dense. Xbox Series S punta su obiettivi più contenuti; la versione per Nintendo Switch 2 è prevista con gioco base ed espansione, ma le prestazioni definitive vanno valutate dopo il lancio.

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Autor Lazzaro Cattaneo
Lazzaro Cattaneo
Mi chiamo Lazzaro Cattaneo e ho 14 anni di esperienza nel mondo dei videogiochi, delle guide, dell'hardware e degli esports. La mia passione per i giochi è iniziata da giovane, quando ho scoperto quanto possa essere coinvolgente e stimolante esplorare nuovi mondi virtuali. Da allora, ho dedicato la mia carriera a comprendere e analizzare questo settore in continua evoluzione, cercando di rendere le informazioni accessibili e utili per tutti. Scrivo articoli che spaziano dalle recensioni di giochi alle analisi approfondite delle ultime tecnologie, sempre con l'obiettivo di semplificare argomenti complessi e fornire contenuti aggiornati e precisi. Mi impegno a verificare le fonti e a confrontare le informazioni per garantire che i lettori possano fidarsi del materiale che presento. La mia missione è aiutare gli appassionati a navigare nel vasto universo dei videogiochi e degli esports, rendendo ogni lettura un'esperienza interessante e informativa.

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