A distanza di anni dal debutto, The Last of Us resta uno di quei giochi capaci di dividere il pubblico tra chi ricorda soprattutto la storia e chi avrebbe voluto un gameplay più libero. In questa recensione analizzo senza spoiler il viaggio di Joel ed Ellie, la qualità del combattimento, l’atmosfera, le differenze tra le versioni e il valore di The Last of Us Parte I nel 2026.
Un’avventura ancora potentissima, con qualche limite evidente
- Voto finale: 9/10, soprattutto per scrittura, personaggi e regia.
- La storia dura circa 15-18 ore, a seconda del livello di difficoltà e dell’esplorazione.
- Il gameplay mescola stealth, scontri a fuoco, crafting ed esplorazione.
- The Last of Us Parte I è la versione tecnicamente migliore, ma non cambia il cuore dell’esperienza.
- Lo consiglio a chi cerca un’avventura narrativa intensa, meno a chi vuole un open world ricco di libertà.

Una storia che mette i personaggi prima dell’apocalisse
Il punto di forza di The Last of Us non è l’idea di un’America devastata da un’infezione fungina, già vista in molte opere post-apocalittiche. La differenza sta nel modo in cui Naughty Dog usa questo scenario per raccontare perdita, paura e attaccamento, senza trasformare Joel ed Ellie in semplici eroi da blockbuster.
Joel parte come un uomo spezzato, indurito da vent’anni di violenza e sopravvivenza. Ellie, invece, non è soltanto la ragazza da proteggere, ma una presenza con una personalità precisa, capace di alleggerire le scene più cupe e di mettere continuamente in crisi le convinzioni del protagonista.
La sceneggiatura funziona perché lascia spazio ai silenzi. Una battuta ascoltata mentre si attraversa un edificio abbandonato, un dialogo facoltativo o un oggetto osservato da vicino spesso raccontano più del semplice filmato. Personalmente considero il rapporto tra Joel ed Ellie ancora più riuscito delle singole svolte narrative.
Il limite è che alcune situazioni seguono una struttura abbastanza prevedibile. Si alternano esplorazione, combattimento, breve pausa narrativa e nuova area pericolosa. Il ritmo rimane solido, ma chi cerca una trama davvero imprevedibile potrebbe riconoscere alcuni passaggi con largo anticipo.
Il gameplay regge ancora dopo tutti questi anni
The Last of Us è un action-adventure lineare con forti elementi survival. Le risorse sono limitate, le munizioni vanno dosate e il giocatore deve decidere se affrontare i nemici direttamente oppure aggirarli sfruttando l’ambiente. Questa pressione rende ogni scontro più teso, soprattutto alle difficoltà superiori.
Il sistema di combattimento non è rivoluzionario, ma ha un pregio che spesso viene sottovalutato: comunica peso. Joel non si muove come un super-soldato e ogni colpo ravvicinato appare sporco, fisico e pericoloso. Il risultato è meno spettacolare rispetto a un gioco d’azione tradizionale, ma molto più coerente con il mondo rappresentato.
Il crafting permette di creare kit medici, molotov, bombe e potenziamenti per le armi. Non è un sistema profondo come quello di un survival puro, però introduce scelte utili. Spendere materiali per aumentare la salute può sembrare indispensabile, ma conservare componenti per una bomba spesso salva da uno scontro complicato.
La parte stealth rimane la più appagante. Osservare i percorsi degli avversari, eliminare un bersaglio isolato e cambiare posizione prima di essere scoperti crea situazioni memorabili. D’altra parte, la linearità delle arene si sente: l’intelligenza artificiale è migliorata nelle versioni recenti, ma non siamo davanti a un sistema completamente emergente.
Atmosfera, ambientazioni e audio fanno la differenza
La direzione artistica continua a essere uno degli elementi più convincenti. Strade invase dalla vegetazione, hotel allagati, periferie abbandonate e insediamenti fortificati costruiscono un mondo credibile senza bisogno di spiegare ogni dettaglio. Spesso mi sono fermato a osservare un interno distrutto non per cercare un oggetto, ma per capire cosa fosse successo prima dell’arrivo dei protagonisti.
Il design ambientale alterna spazi claustrofobici e panorami aperti. I Clicker, esseri guidati dai suoni dopo la trasformazione provocata dal fungo, funzionano proprio perché obbligano a leggere l’ambiente in modo diverso. Contro di loro, il rumore diventa una risorsa: correre, sparare o lanciare un oggetto può cambiare completamente lo scontro.
La colonna sonora di Gustavo Santaolalla evita di accompagnare ogni scena in modo invadente. Chitarre essenziali e atmosfere malinconiche entrano nei momenti giusti, lasciando spesso spazio ai rumori del mondo. Anche il doppiaggio italiano è valido, mentre le interpretazioni originali restano un riferimento per intensità e naturalezza.
La versione PS5 offre una resa visiva nettamente più moderna. Illuminazione, volti, animazioni e dettagli degli ambienti aumentano l’impatto emotivo, ma la struttura del gioco resta quella originale. È un rifacimento tecnico e audiovisivo, non una nuova esperienza progettata da zero.
The Last of Us Parte I conviene più dell’originale?
La risposta dipende dalla piattaforma e dal prezzo a cui si trova il gioco. Chi non ha mai affrontato l’avventura dovrebbe orientarsi sulla versione più recente disponibile per il proprio sistema, mentre chi possiede già The Last of Us Remastered deve valutare con attenzione quanto gli interessino grafica, accessibilità e contenuti extra.
| Versione | Punto di forza | Limite principale |
|---|---|---|
| Originale PS3 | Esperienza storica e atmosfera ancora efficace | Grafica, controlli e accessibilità più datati |
| Remastered PS4 | Buon compromesso tra qualità e contenuti | Rimane legata alla tecnologia della generazione precedente |
| Parte I PS5 | Volti, illuminazione, animazioni e accessibilità superiori | Prezzo spesso difficile da giustificare per chi conosce già la storia |
| Parte I PC | Impostazioni grafiche e flessibilità hardware | Le prestazioni dipendono molto dalla configurazione utilizzata |
Parte I aggiunge opzioni di accessibilità molto complete, modalità fotografiche, modificatori e strumenti pensati anche per chi vuole rigiocare la campagna. Sono funzioni importanti, soprattutto per chi ha esigenze specifiche o desidera personalizzare l’esperienza, ma non trasformano il gioco in un sequel.
Il dubbio sul valore del remake è quindi legittimo. Per un nuovo giocatore, Parte I è la scelta più completa; per chi ha già terminato Remastered di recente, la spesa ha senso soprattutto se cerca il salto tecnico o vuole rigiocare la storia su PS5 e PC.
Quanto dura e per chi è davvero consigliato
Una prima partita richiede generalmente 15-18 ore. Esplorando ogni stanza, cercando i collezionabili e giocando a una difficoltà elevata si può arrivare più vicino alle 20 ore. Il contenuto aggiuntivo Left Behind aggiunge alcune ore e approfondisce il passato di Ellie, quindi lo considero parte importante dell’esperienza complessiva.
Non lo definirei un survival horror puro. Le sezioni con gli Infetti possono essere inquietanti e molto tese, ma il gioco punta soprattutto sul dramma umano e sull’azione tattica. Chi cerca paura costante dovrebbe guardare altrove; chi apprezza una narrazione adulta con combattimenti ben inseriti troverà un equilibrio ancora efficace.
Lo consiglio senza riserve a chi ama avventure lineari, personaggi complessi e ambientazioni curate. Sono più cauto con chi preferisce mondi aperti, build elaborate o combattimenti molto tecnici, perché dopo le prime ore il gioco offre poche vere variazioni strutturali.
- Storia e personaggi: 9,5/10
- Gameplay: 8,5/10
- Atmosfera e direzione artistica: 9,5/10
- Longevità: 8/10
- Valore del remake: 8/10 per i nuovi giocatori, 7/10 per chi possiede già Remastered
Il mio voto complessivo è 9/10. Non perché sia perfetto, ma perché raggiunge un livello raro nel modo in cui unisce recitazione, ritmo, musica e interazione. Il gameplay mostra qualche segno del tempo, mentre la scrittura resta sorprendentemente solida.
Il motivo per cui il viaggio resta ancora memorabile
The Last of Us non ha inventato il racconto post-apocalittico e non offre il sistema di combattimento più profondo del genere. La sua forza nasce dalla coerenza con cui ogni elemento sostiene il rapporto tra Joel ed Ellie, dalle risorse scarse fino ai silenzi durante l’esplorazione.
Nel 2026 la versione Parte I è quella che consiglierei a chi parte da zero, mentre l’edizione Remastered rimane più che valida per chi può acquistarla a un prezzo conveniente. In entrambi i casi, il gioco merita di essere affrontato senza aspettarsi un open world o un survival puro, ma una storia interattiva intensa, lineare e ancora capace di lasciare il segno.
