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DOOM Eternal - Recensione: è davvero lo shooter per te?

Lazzaro Cattaneo 19 marzo 2026
Il Doom Slayer combatte demoni infernali in un paesaggio apocalittico. Un'immagine perfetta per una doom eternal recensione.

Indice

DOOM Eternal è uno di quei giochi che non ti chiede di entrare in punta di piedi: ti scaraventa subito dentro un combattimento velocissimo, tecnico e costruito attorno a regole molto precise. In questa recensione di DOOM Eternal mi concentro su quello che interessa davvero oggi: qualità del gunplay, ritmo della campagna, curva di difficoltà, punti forti e limiti che emergono dopo le prime ore. Il risultato è un FPS potentissimo, ma anche più esigente di quanto sembri a prima vista.

Ecco la lettura più onesta di DOOM Eternal

  • Il combattimento è il suo vero capolavoro: rapido, leggibile solo quando impari il sistema e sempre aggressivo.
  • La campagna è più densa e più dura di DOOM (2016), con un ritmo che premia concentrazione costante.
  • Su Metacritic il PC si ferma a 88 di Metascore, con un consenso critico ancora molto alto.
  • Secondo GameSpot, la campagna completa richiede in media circa 14-20 ore, a seconda di quanta esplorazione fai.
  • Non è lo shooter giusto se cerchi rilassatezza, storia centrale o libertà totale nel modo di affrontare gli scontri.
  • Resta invece una scelta eccellente se vuoi un FPS che ti spinga a migliorare davvero.

Il Doom Slayer indossa il suo iconico elmo verde, pronto per la battaglia. La nostra recensione di Doom Eternal ti dice tutto.

Il combat loop è il motivo per cui funziona così bene

La prima cosa che mi colpisce in DOOM Eternal è quanto il gioco sia ossessivamente progettato attorno al movimento. Non basta sparare bene: devi leggere l’arena, usare il dash, cambiare arma con continuità e tenere d’occhio tre risorse chiave nello stesso momento, cioè salute, armatura e munizioni. È il classico esempio di push-forward combat, cioè un sistema che ti premia quando avanzi invece di nasconderti.

La famosa “triade” del gioco funziona proprio perché non ti lascia mai fermo troppo a lungo. Le glory kill ti restituiscono salute, il lanciafiamme ti aiuta a costruire armatura e la motosega riempie il serbatoio delle munizioni. Sulla carta sembra quasi una routine, ma in partita diventa una coreografia precisa: se ignori uno di questi elementi, il gioco te lo fa pagare in pochi secondi. È una scelta forte, e io la considero il principale motivo per cui Eternal resta ancora oggi così distinto da molti shooter moderni.

Il prezzo da pagare è semplice: questo non è un FPS “da comfort”. Se ti piace un approccio più libero, in cui puoi tenerti la tua arma preferita e portarla avanti fino ai titoli di coda, qui troverai l’esatto contrario. Ed è proprio questa rigidità a rendere interessante il passo successivo, cioè la struttura della campagna.

La campagna è compatta, densa e molto più esigente di quanto sembri

La campagna è il cuore dell’esperienza, e secondo GameSpot si aggira intorno ai 14-20 ore per una run completa, distribuite in 13 capitoli. In pratica è abbastanza lunga da costruire una progressione vera, ma non così estesa da diventare dispersiva. Il ritmo è quasi sempre alto: level design a arena, spostamenti verticali, segreti da scoprire e incontri che ti costringono a cambiare mentalità di continuo.

Quello che funziona meglio, secondo me, è la varietà interna degli scenari. Non parlo solo di estetica, ma di ritmo dei combattimenti: ci sono livelli che spingono sull’aggressività pura e altri che inseriscono un po’ più di esplorazione o platforming. Il risultato è una campagna che difficilmente si fossilizza, anche se il suo linguaggio resta sempre lo stesso: ogni stanza è una prova di efficienza, non un corridoio da attraversare in automatico.

Qui entra anche un aspetto importante per chi valuta l’acquisto con occhi pratici: DOOM Eternal è un gioco che ricompensa l’apprendimento. Le prime ore possono sembrare dure, perfino poco eleganti, perché il gioco pretende che tu capisca il suo ritmo prima di concederti soddisfazione piena. Quando però tutto si incastra, la sensazione è molto più appagante di quella offerta da molti FPS più semplici. Ed è qui che il confronto con il capitolo del 2016 diventa inevitabile.

Rispetto a DOOM del 2016 cambia quasi tutto

Aspetto DOOM (2016) DOOM Eternal
Ritmo Più diretto, più “sporco”, immediato Più veloce, più tecnico, più controllato
Gestione risorse Importante, ma meno centrale Fondamentale: munizioni, salute e armatura sono il motore del loop
Level design Più lineare e fisico Più stratificato, verticale e ricco di movimenti
Difficoltà percepita Alta, ma più permissiva Più severa e più esigente sul piano meccanico
Esperienza ideale Chi cerca un reboot potente ma intuitivo Chi vuole uno shooter quasi “da studio”, da imparare pezzo per pezzo

Per me la differenza chiave è questa: DOOM (2016) ti dice “vai e divertiti”, Eternal ti dice “vai, ma fallo nel modo giusto”. Non è un giudizio di valore assoluto, è una scelta di design. Eternal è più ambizioso, più denso, più ambizioso anche nel modo in cui ti obbliga a combinare mobilità, priorità dei bersagli e gestione delle abilità. Se il primo reboot era una scarica di adrenalina, qui siamo quasi davanti a una disciplina da combattimento. E proprio per questo le sue criticità emergono con maggiore chiarezza.

Dove il gioco divide ancora oggi

Le obiezioni più comuni contro DOOM Eternal, a mio avviso, non riguardano la qualità del combat system, ma il modo in cui tutto il resto è costruito attorno a quel sistema. La prima critica è la più evidente: non tutti amano dover “leggere” il gioco così tanto. Quando un titolo impone un ritmo preciso, una scelta obbligata di armi e una rotazione quasi costante delle risorse, alcuni giocatori si sentono guidati, altri si sentono limitati.

  • La piattaforma e il movimento a volte interrompono la tensione invece di rafforzarla, soprattutto se preferisci uno shooter puro e senza pause.
  • La leggibilità visiva può diventare caotica nelle fasi più concitate, quando nemici, effetti e indicatori si sovrappongono.
  • La storia è più presente che in DOOM (2016), ma non sempre più interessante: per me resta un contorno, non il motivo per cui consiglio il gioco.
  • La difficoltà può sembrare punitiva nelle prime ore, soprattutto se entri con aspettative da FPS tradizionale.

Il punto, però, è che questi limiti non cancellano il valore del gioco. Lo definiscono. Eternal non prova a piacere a tutti, e in un panorama pieno di shooter che smussano ogni spigolo io trovo questa scelta quasi rinfrescante. A questo punto la domanda non è più se funzioni, ma per chi sia davvero pensato.

A chi lo consiglio e a chi invece no

Se ami gli FPS che premiano precisione, riflessi e padronanza del sistema, DOOM Eternal è ancora una raccomandazione molto semplice. È perfetto per chi vuole un gioco che migliora man mano che il giocatore migliora, e non si limita a intrattenerlo in modo passivo. In questo senso, la sua curva di apprendimento è parte del suo fascino, non un difetto accidentale.

Lo consiglierei senza esitazioni a chi ha apprezzato:

  • gli sparatutto ad alta intensità e con una forte identità meccanica;
  • i giochi che chiedono di dominare il movimento, non solo la mira;
  • le campagne singole ben ritmate, con segreti, upgrade e arena costruite con criterio;
  • le esperienze in cui la soddisfazione arriva dalla padronanza, non dalla semplicità.

Lo consiglierei molto meno a chi cerca:

  • una storia forte e centrale;
  • un ritmo più rilassato o esplorativo;
  • la libertà di affrontare ogni scontro come preferisce, senza adattarsi al sistema;
  • un gioco da “stacco la testa e sparo”, perché qui l’attenzione va tenuta alta quasi sempre.

La componente multiplayer, in ogni caso, non cambia il giudizio complessivo: la vera ragione per entrare in questo gioco resta la campagna. Ed è proprio per chi sta valutando l’acquisto oggi che conviene chiarire gli ultimi dettagli pratici.

Se lo compri oggi, tieni presenti questi dettagli

La mia lettura finale è semplice: il gioco base basta già a giustificare l’investimento se vuoi un FPS tecnico e memorabile. I contenuti aggiuntivi, invece, hanno senso soprattutto se hai già digerito il ritmo del gioco principale e vuoi una sfida più dura e una porzione extra di contenuti. In altre parole, non partire dai DLC se non sai ancora se il sistema ti piace davvero.

Ci sono anche due considerazioni concrete che farei prima di sceglierlo. La prima è aspettativa: DOOM Eternal rende molto di più quando lo affronti come un gioco da imparare, non come una semplice corsa all’eliminazione. La seconda è piattaforma e comfort di gioco: se il tuo PC o la tua console non reggono bene i 60 fps stabili, l’esperienza perde parecchio di quella precisione che la rende speciale.

Se devo chiudere con un giudizio netto, il mio è questo: DOOM Eternal resta uno dei migliori sparatutto dell’era moderna, ma è anche uno dei più selettivi. Ti premia se accetti le sue regole, ti frustra se vuoi piegarlo al tuo stile senza compromessi. Per chi cerca un FPS intenso, elegante nella sua violenza e ancora oggi sorprendentemente affilato, è una scelta che continuo a considerare molto forte.

Domande frequenti

Sì, DOOM Eternal è considerato più esigente e tecnico rispetto al suo predecessore. Richiede una padronanza maggiore del movimento, della gestione delle risorse e del cambio arma per sopravvivere e avere successo negli scontri.

La campagna principale di DOOM Eternal ha una durata media stimata tra le 14 e le 20 ore, a seconda del livello di esplorazione e della difficoltà scelta. È composta da 13 capitoli ricchi di azione e segreti.

Il punto di forza è il suo "combat loop" aggressivo e tecnico. Il gioco spinge il giocatore a muoversi costantemente, a usare glory kill per la salute, il lanciafiamme per l'armatura e la motosega per le munizioni, creando una coreografia di combattimento unica.

Assolutamente no. DOOM Eternal è un FPS che richiede attenzione costante, riflessi pronti e una volontà di apprendere le sue meccaniche complesse. Se cerchi un'esperienza più casual o una storia centrale, potrebbe non essere la scelta giusta.

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Autor Lazzaro Cattaneo
Lazzaro Cattaneo
Sono Lazzaro Cattaneo, un appassionato analista del settore videoludico con oltre dieci anni di esperienza nella scrittura e nella ricerca su videogiochi, hardware ed esports. Ho dedicato gran parte della mia carriera a esplorare le ultime tendenze del mercato, analizzando dettagliatamente le novità e le tecnologie emergenti che influenzano il mondo dei giochi. La mia specializzazione si concentra sull'analisi delle performance hardware e sull'esplorazione delle strategie competitive negli esports, aree in cui mi impegno a fornire contenuti di alta qualità e ben informati. Adotto un approccio che mira a semplificare dati complessi e a presentare analisi obiettive, garantendo che i lettori possano facilmente comprendere e utilizzare le informazioni che offro. Il mio obiettivo è fornire articoli accurati, aggiornati e imparziali, affinché ogni lettore possa fare scelte informate nel vasto universo dei videogiochi e della tecnologia. Mi impegno a mantenere un alto standard di fiducia e professionalità, contribuendo a una comunità di appassionati sempre più consapevole e preparata.

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