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Lies of P - Vale la pena? Analisi completa del soulslike

Walter Benedetti 5 giugno 2026
Personaggio con scudo e tridente in un'arena, in attesa di combattimento. La recensione di Lies of P evidenzia questo scontro.

Indice

Lies of P è uno dei pochi soulslike recenti che riesce a stare in piedi da solo senza appoggiarsi troppo ai modelli più famosi. Mi interessa soprattutto per questo: prende l'immaginario di Pinocchio, lo sporca con la Belle Époque di Krat e costruisce un combattimento che premia precisione, disciplina e pazienza. In questa analisi metto in chiaro cosa funziona davvero, dove il gioco resta conservativo e perché oggi, tra gioco base e Overture, il giudizio è più interessante di quanto sembri.

Le cose che contano davvero prima di entrare a Krat

  • Il combattimento è severo ma leggibile: chi ama parate, timing e studio dei boss qui trova pane per i suoi denti.
  • L’ambientazione è uno dei punti più forti: Krat ha un’identità visiva precisa e riconoscibile.
  • La storia è più diretta di molti soulslike, ma conserva abbastanza ambiguità da tenere viva la curiosità.
  • Il gioco non rivoluziona il genere, però lo interpreta con grande coerenza.
  • Nel 2026 ha ancora più senso partire dalla Complete Edition, perché il prequel Overture amplia bene il quadro.

Perché questo soulslike funziona subito

Se mi chiedono qual è il pregio principale di Lies of P, rispondo che non prova a essere tutto per tutti. È un soulslike classico nel DNA, ma molto controllato nella forma: progressione leggibile, boss centrali, aree costruite per insegnarti qualcosa e un sistema di crescita che ti spinge a costruire il tuo stile invece di improvvisarlo. Il risultato non è rivoluzionario, però è raro vedere una produzione così consapevole dei propri mezzi, e questo la rende immediatamente credibile.

La sua forza, secondo me, sta nel fatto che ogni elemento lavora nella stessa direzione: il tono cupo, il ritmo dell'esplorazione, la gestione delle risorse e la lettura dei pattern nemici. Non c'è quasi mai la sensazione di un gioco che cambi pelle per stupire; c'è piuttosto l'idea di una macchina ben tarata, che preferisce precisione e coerenza allo spettacolo vuoto. Ed è proprio qui che il combattimento diventa il punto da cui tutto dipende.

Il combattimento è il suo vero banco di prova

Il sistema di lotta è la parte che separa davvero chi apprezza Lies of P da chi lo abbandona dopo poche ore. La finestra per la parata perfetta è stretta ma leggibile, il dodge da solo non basta quasi mai e l'aggressività cieca viene punita con fermezza; quando però inizi a riconoscere i tempi, il gioco restituisce una soddisfazione molto pulita. Io trovo che sia uno dei pochi soulslike recenti in cui la sensazione di crescita del giocatore pesa quanto quella del personaggio.

La combinazione tra lama e impugnatura è una trovata più utile di quanto sembri sulla carta, perché non serve solo a cambiare numeri: altera davvero portata, velocità e feeling degli attacchi. Le Legion Arms, cioè le braccia speciali che aggiungono capacità offensive o difensive, completano il quadro e impediscono al combat system di ridursi a un solo schema dominante. È un sistema che premia la sperimentazione, ma solo se accetti di studiarlo con calma.

Il loop più soddisfacente arriva quando alterni parata, pressione breve e colpo caricato per aprire la finestra del colpo critico. In quel momento il gioco smette di sembrare punitivo e diventa quasi musicale: riconosci il ritmo dell'avversario, lo interrompi e trasformi la difesa in vantaggio. È anche per questo che i boss funzionano così bene, perché costringono a imparare davvero invece di limitarsi a reagire.

  • Errore tipico 1: affidarsi solo alla schivata, quando molti boss sono pensati per essere letti anche con la guardia.
  • Errore tipico 2: restare attaccati all'arma iniziale senza testare altre combinazioni di lama e manico.
  • Errore tipico 3: usare le risorse in modo impulsivo, soprattutto nei combattimenti lunghi contro i boss.
  • Errore tipico 4: trattare ogni incontro come se fosse un'esecuzione rapida, quando il gioco premia il controllo del ritmo.

Qui Lies of P diventa molto chiaro: se vuoi un action RPG che perdona sempre, non è quello giusto; se invece cerchi una sfida che premia la lettura dei movimenti, il sistema tiene. Proprio perché il combattimento è così centrale, però, emergono anche i suoi limiti più evidenti.

Dove il gioco resta conservativo

Il limite principale di Lies of P non è un difetto tecnico, ma di ambizione: spesso preferisce rifinire piuttosto che sorprendere. Questo si vede nella struttura dei livelli, nella progressione e in una certa familiarità di fondo che i veterani del genere riconoscono subito. Non è un gioco che vuole ribaltare le regole; vuole piuttosto eseguirle meglio della media.

Ci sono tre aspetti che io terrei d'occhio:

  • alcune aree si appoggiano a una grammatica visiva molto simile, quindi la varietà non sempre cresce al ritmo del combattimento;
  • la difficoltà può oscillare tra severità elegante e punizione secca, soprattutto quando un boss chiede un controllo perfetto del timing;
  • chi cerca libertà esplorativa ampia o sperimentazione strutturale rischia di trovarlo più lineare di quanto sperasse.

Detto questo, non lo considero un giudizio riduttivo: essere conservativo non significa essere debole. Significa che il gioco sceglie di lavorare sulla precisione più che sull'azzardo, e questa scelta gli riesce meglio di quanto succeda a molti concorrenti. Ed è proprio qui che l'ambientazione smette di essere semplice contorno e diventa un argomento a sé.

Scena caotica di

Krat è il motivo per cui non smetti di guardarlo

Krat è una città costruita per farsi ricordare: Belle Époque, pupazzi, ruggine, pietra consumata e un senso di decadenza che resta addosso anche quando spegni la console. Il gioco non ha bisogno di una mappa gigantesca per funzionare, perché lavora meglio sulla densità visiva che sulla quantità pura di spazio. Ogni quartiere comunica qualcosa, ogni scorcio sembra voler raccontare la stessa tragedia con una sfumatura diversa.

Qui, secondo me, Lies of P è più forte di molti concorrenti perché non si limita a imitare l'estetica soulslike: la usa per costruire un'identità riconoscibile. C'è un debito evidente verso il genere, certo, ma la città resta abbastanza distinta da non sembrare un semplice collage di idee già viste. Anche i nemici aiutano molto: spesso sono inquietanti non per eccesso di dettaglio, ma per il modo in cui fondono eleganza e deformità.

L'unico limite è che la struttura resta in buona parte lineare e conservativa. Io non lo considero un difetto grave, perché la regia compensa bene con scorci, shortcut e boss placement, ma chi cerca una libertà esplorativa più ampia potrebbe trovarlo meno generoso di quanto l'immagine iniziale lasci immaginare. Se il mondo ha una voce riconoscibile, però, la storia deve essere all'altezza di quella voce.

Storia, bugie e personaggi danno più senso alla fatica

La riscrittura di Pinocchio è una delle intuizioni migliori del progetto, non tanto perché sia provocatoria, ma perché gli permette di parlare di identità, manipolazione e perdita di umanità con una chiarezza rara nel genere. Il sistema delle bugie funziona come piccolo asse morale e narrativo: non è solo un vezzo tematico, ma un modo per tenere il giocatore dentro il mondo e fargli percepire che le scelte hanno un peso, almeno sul piano emotivo.

Qui il gioco è più accessibile di altri soulslike dal punto di vista del racconto. Non rinuncia ai segreti, però evita di trasformare ogni passaggio in un enigma ermetico; la trama vuole essere seguita, non solo decifrata. Io apprezzo questa scelta perché rende il viaggio più leggibile e, in molti momenti, più coinvolgente. Alcuni dialoghi risultano un po' più espliciti del necessario, ma preferisco una scrittura che rischia la trasparenza a una che si nasconde dietro la nebbia per principio.

Anche i personaggi secondari aiutano a dare spessore al tutto, soprattutto quando il gioco smette di parlare di mostri e comincia a parlare di conseguenze. È un passaggio importante: dopo aver capito che il combat system regge, la domanda diventa se l'universo abbia abbastanza sostanza da giustificare tutta quella severità. In Lies of P la risposta, per me, è sì, e oggi lo si capisce ancora meglio guardando al pacchetto completo.

Nel 2026 ha più senso leggerlo come un pacchetto completo

Se nel 2023 il giudizio poteva fermarsi quasi interamente al gioco base, oggi il discorso è più ricco. Overture aggiunge un prequel che amplia la mitologia di Krat e rende l'universo più leggibile nel suo insieme; per un nuovo giocatore, questo cambia il valore percepito dell'intero progetto. Io lo vedo così: Lies of P resta valido da solo, ma con il contenuto successivo acquista quella profondità che lo fa durare meglio nel tempo.

Elemento Cosa offre Perché conta davvero
Gioco base Combat system solido, Krat, boss severi, storia principale È già completo e regge da solo il peso della recensione
Overture Prequel, nuove aree, nuovi nemici, nuove armi e altro spazio narrativo Rafforza lore e varietà, soprattutto per chi vuole più Krat
Complete Edition Base game più espansione in un unico pacchetto È la scelta più sensata per chi parte da zero nel 2026

Il punto, però, è che Overture non salva un gioco debole: semplicemente consolida una formula che già funzionava. E questo dettaglio è importante, perché mi dice che la base era solida fin dall'inizio; l'espansione non cambia il giudizio, lo rende solo più facile da difendere. A quel punto la domanda giusta non è più se funzioni, ma per chi abbia davvero senso oggi.

A chi lo consiglierei oggi

  • , se vuoi un soulslike che premia tecnica, pazienza e studio dei pattern.
  • , se ti interessa un'ambientazione forte e leggibile, non solo un sistema di combattimento corretto.
  • , se apprezzi una narrativa più chiara del solito, pur dentro un tono oscuro.
  • No, se cerchi libertà esplorativa ampia o una svolta davvero radicale rispetto ai modelli del genere.
  • No, se ti stanca l'idea di imparare il gioco prima ancora di dominarlo: qui la curva iniziale è parte dell'esperienza.

Il mio verdetto è semplice: Lies of P non è famoso perché rivoluziona il soulslike, ma perché lo esegue con una precisione rara, dandogli una forma estetica e narrativa che resta impressa. Nel 2026 lo consiglierei ancora senza esitazioni a chi cerca un action RPG severo ma elegante, e oggi più che mai ha senso affrontarlo nella sua versione completa, perché Krat rende meglio quando la guardi dall'inizio alla fine.

Domande frequenti

Lies of P è un soulslike classico nel DNA, che eccelle per la sua esecuzione precisa e coerente. Non rivoluziona il genere, ma lo interpreta con grande consapevolezza dei propri mezzi, offrendo un'esperienza raffinata e ben calibrata.

Il combattimento premia precisione, disciplina e pazienza. La parata perfetta e la gestione delle risorse sono cruciali. La combinazione lama/impugnatura e le Legion Arms offrono profondità, rendendo la crescita del giocatore tanto importante quanto quella del personaggio.

Krat è una città visivamente distintiva, ispirata alla Belle Époque e Pinocchio, che costruisce un'identità forte. La sua decadenza e i suoi scorci narrano una tragedia, rendendola più di un semplice sfondo e contribuendo all'immersione nel mondo di gioco.

Sì, la narrativa di Lies of P è più diretta e leggibile rispetto a molti soulslike, pur mantenendo ambiguità. La riscrittura di Pinocchio esplora temi di identità e manipolazione, con il sistema delle bugie che aggiunge peso emotivo alle scelte del giocatore.

Assolutamente sì. La Complete Edition, che include il gioco base e il prequel Overture, offre un'esperienza più ricca e completa. Overture espande la lore e la varietà, rendendo il pacchetto ideale per chi si avvicina al gioco per la prima volta.

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Autor Walter Benedetti
Walter Benedetti
Sono Walter Benedetti, un esperto nel mondo dei videogiochi, delle guide, dell'hardware e degli esports con oltre dieci anni di esperienza nel settore. Ho dedicato gran parte della mia carriera a analizzare le tendenze del mercato videoludico e a scrivere articoli dettagliati che aiutano i lettori a comprendere le ultime innovazioni e sviluppi. La mia specializzazione si concentra sulla valutazione delle prestazioni hardware e sull'analisi delle strategie di gioco, offrendo contenuti che siano sia informativi che coinvolgenti. Adotto un approccio che mira a semplificare dati complessi, garantendo che le informazioni siano accessibili a tutti, dai neofiti ai giocatori esperti. La mia missione è fornire contenuti accurati, aggiornati e obiettivi, affinché i lettori possano prendere decisioni informate nel loro percorso nel mondo dei videogiochi e degli esports. Con un impegno costante verso la qualità e la veridicità, sono qui per accompagnarvi in questo entusiasmante viaggio nel gaming.

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