V Rising è uno di quei giochi che si capiscono davvero solo dopo averne sentito il ritmo: prima sembra un survival gotico, poi diventa un action RPG costruito attorno a combattimento, castello e progressione da vampiro. In questa recensione di V Rising mi concentro su ciò che conta davvero per chi sta valutando l’acquisto: qualità del gameplay, ritmo della campagna, resa tecnica, limiti e tipo di esperienza che offre nel 2026. Il risultato è più interessante di quanto sembri sulla carta, ma non è un titolo che si possa consigliare a occhi chiusi a chiunque.
In breve, V Rising resta un survival vampirico molto riuscito
- Su Steam il gioco è ancora molto ben considerato, con recensioni recenti positive e un supporto attivo nel 2026.
- Il combattimento è il suo punto più forte: schivate, mira precisa e build con armi e magie danno identità al sistema.
- Il castello non è solo estetica: è base, deposito, laboratorio e parte della progressione.
- I limiti arrivano con grind, ripetizione e gestione dei server, soprattutto per chi vuole continuità assoluta tra versioni.
- Lo consiglio soprattutto a chi ama survival, co-op e ARPG con un taglio scuro e molto leggibile.
Cosa offre oggi V Rising
Oggi V Rising è disponibile su Steam e PlayStation 5, con supporto all’italiano e un prezzo base che su Steam si aggira sui 34,99 €. Nel 2026 non è un prodotto abbandonato come succede a tanti survival: il contenuto è stato ampliato con Invaders of Oakveil, un’espansione gratuita che ha aggiunto Oakveil Woodlands, nuovi boss e un generale riassetto del combat system, mentre la patch 1.1.1 conferma un supporto ancora vivo. Questo cambia il giudizio, perché la recensione va fatta sullo stato attuale del gioco e non solo su quello che prometteva all’uscita.
La sua formula mescola sopravvivenza open world, base building, crafting e progressione da action RPG. Io lo leggo così: non sta cercando di essere il survival più duro o il più simulativo, ma quello con più personalità. E la personalità qui passa da tre idee molto chiare: caccia al sangue, luce del sole come minaccia e castello come centro del tuo potere.
Ed è proprio il combattimento a decidere se questa formula ti prende o ti stanca.

Il combattimento è il suo centro di gravità
La parte che mi ha convinto di più è il combattimento. V Rising usa una visuale isometrica, controlli WASD e puntamento con il cursore, quindi non c’è il classico click-to-move che molti associano al genere. Sembra un dettaglio, ma cambia tutto: le schivate diventano fondamentali, la distanza conta davvero e ogni arma ti costringe a leggere bene il movimento dei nemici.
- Le armi non sono solo statistiche diverse: cambiano il ritmo degli scontri e il modo in cui ti posizioni.
- Le magie servono a costruire build vere, non solo a fare danni extra.
- I boss V Blood non sono un riempitivo: sbloccano progressione e danno un obiettivo netto a ogni zona.
- L’arena, arrivata con l’aggiornamento 1.1, è utile perché ti fa testare build e rivalità senza perdere equipaggiamento.
Qui si vede il lavoro migliore di Stunlock Studios: il gioco ti fa sentire forte, ma raramente ti lascia vincere per automatismo. Devi imparare pattern, tempi e finestre di vulnerabilità. Quando funziona, il loop è molto soddisfacente; quando non lo fai tuo, il combattimento può sembrare più duro di quanto sembri nelle prime ore.
Questa solidità si riflette anche nel modo in cui costruisci la base, e lì il gioco mostra il suo secondo volto.
Castle building e progressione tengono bene il ritmo
Il castello è la seconda metà dell’identità del gioco. Non lo costruisci solo per decorarti la casa da vampiro: ti serve per stoccare materiali, craftare equipaggiamento, proteggere il bottino e far crescere il tuo esercito di servitori, cioè i thrall che converti e impieghi nella tua roccaforte. Questa parte del design funziona perché dà un motivo concreto a ogni spedizione notturna: esci, saccheggi, torni, migliori la base, sblocchi nuove tecniche e riparti più forte.
La progressione è molto legata al ciclo giorno-notte. Di giorno il mondo ti punisce, di notte sei libero di muoverti, cacciare e pianificare. È un’idea semplice, ma qui è gestita bene: il tempo non è un orpello atmosferico, è una regola che influenza il ritmo dell’esplorazione e il modo in cui prepari ogni incursione. Per questo V Rising riesce spesso a sembrare più strategico di tanti altri survival che si fermano alla raccolta materiali.
Il problema, però, è che il buon ritmo iniziale può trasformarsi in routine se cerchi una progressione sempre nuova e sempre varia. Più vai avanti, più il gioco ti chiede ottimizzazione, farming e precisione nella costruzione del personaggio. Non è un difetto mortale, ma è il punto in cui capisci se il suo loop ti ha preso davvero o se ti stava solo piacendo l’ambientazione.
Sul piano pratico, però, conta anche quanto sia comodo da giocare e da far girare.
Prestazioni, controlli e accessibilità
V Rising non è un mostro tecnico, ma nemmeno un titolo da prendere alla leggera solo perché ha una presentazione isometrica. Su PC i requisiti minimi indicano 12 GB di RAM e circa 19 GB di spazio, con una GPU entry-level come GTX 750 Ti o Radeon R7 360. In altre parole, non chiede una scheda video enorme, ma pretende comunque una macchina ordinata e una connessione stabile se giochi online.
| Aspetto | Impatto pratico |
|---|---|
| Piattaforme | Lo trovi su Steam e PlayStation 5. |
| Lingua | Interfaccia e sottotitoli in italiano. |
| Controlli | Su PC usa WASD e mira a cursore; su console il supporto nativo al pad è una differenza concreta. |
| Requisiti minimi PC | 12 GB di RAM, circa 19 GB di spazio e una GPU entry-level per gli standard attuali. |
Il supporto al gamepad e l’interfaccia ripensata aiutano molto. Non è una precisazione cosmetica: in un gioco con crafting, gestione del castello e combattimento frequente, il modo in cui leggi l’inventario e reagisci in battaglia cambia la qualità della sessione. Io lo trovo più comodo di tanti survival che sembrano progettati solo pensando al mouse, non al gioco reale.
E proprio la gestione dei server porta al nodo più delicato della recensione.
I limiti che contano davvero
Il limite principale di V Rising non è l’idea, ma la sua struttura di lungo periodo. Il gioco vuole essere un mondo persistente, e questo porta con sé compromessi abbastanza netti. Le versioni maggiori hanno creato salvataggi legacy e, in diversi casi, la necessità di ricominciare o di restare su branch precedenti per continuare campagne vecchie. Per chi ama portarsi dietro una run per anni, è un punto da non sottovalutare.
- Il grind cresce nelle fasi centrali e può sembrare ripetitivo se vuoi sessioni brevi.
- Le versioni maggiori hanno reso alcuni salvataggi incompatibili con la build più recente.
- Il trasferimento tra server non è supportato, quindi progressione, castello e abilità restano legati al mondo d’origine.
- Il PvP aggiunge tensione, ma rende il gioco più dipendente dalla qualità del server e dal tipo di community.
Questo per me è il punto più importante da capire prima dell’acquisto: V Rising non è pensato per chi vuole una progressione che resti identica per sempre. La sua logica è quella di un mondo che evolve, si resetta, si rinnova e ti chiede di accettare una certa dose di perdita o ricostruzione. Se questo ti innervosisce, il gioco ti piacerà meno, anche se adori l’ambientazione.
Per questo conviene distinguere bene tra solitario, co-op e PvP.
Solitario, co-op e PvP a chi conviene ciascuno
| Modalità | Perché funziona | Limite da considerare | La mia lettura |
|---|---|---|---|
| Solitario | Ritmo personale, nessuna pressione sociale, ottimo per imparare il sistema. | Il farming pesa di più e il mondo può sembrare meno dinamico. | La sceglierei per la prima run. |
| Co-op / PvE | Condivisione dei compiti, boss più gestibili, costruzione più piacevole. | Richiede coordinamento e un gruppo stabile. | È il punto di equilibrio migliore. |
| PvP | Massima tensione, assalti ai castelli e decisioni più significative. | Più punitivo e dipendente dal server. | Solo se ti piace davvero perdere qualcosa per ottenere altro. |
Se dovessi sintetizzarla in modo netto, direi che V Rising rende meglio quando il gioco sociale amplifica la sua identità, non quando la sostituisce. In co-op i suoi sistemi si sostengono a vicenda; in PvP diventano più aggressivi e interessanti, ma anche più duri da digerire. In solitario resta valido, però è la modalità che più mette a nudo il lato da survival: se non ami il farming o la pianificazione, lo senti subito.
Da qui il verdetto finale diventa piuttosto semplice.
Perché nel 2026 resta una scelta sensata
Il mio giudizio finale è positivo: V Rising è uno dei survival più riconoscibili e più ben costruiti degli ultimi anni, soprattutto perché non si limita a copiare la formula del genere. Ha un’idea forte, un combattimento credibile e un’identità che regge sia da soli sia con un gruppo.
Lo consiglio a chi cerca un vampiro action RPG con base building, progressione chiara e una community ancora attiva. Lo lascerei perdere solo se vuoi un’esperienza completamente lineare, se odi ripetere una run quando cambia la versione o se ti irritano i giochi che basano tanto del loro valore sul server giusto e sul momento giusto. Nel 2026, però, il bilancio resta semplice: V Rising merita attenzione, perché continua a essere più di un survival ben vestito e meno di un’idea generica rifinita in fretta.
Se vuoi il consiglio pratico più utile, è questo: entra con aspettative da action RPG survival, non da sandbox infinito, e scegli all’inizio una partita PvE o privata. È il modo migliore per capire se la sua miscela di sangue, castello e combattimento è davvero la tua cosa.
