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Assassin's Creed Origins - Vale la pena giocarci oggi?

Artes Palumbo 12 febbraio 2026
Assassin's Creed Origins recensione: scena drammatica con serpenti, sangue e un personaggio da interagire in un'oasi desertica.

Indice

In questa recensione di Assassin's Creed Origins guardo a ciò che conta davvero: ambientazione, ritmo dell’esplorazione, combattimento, scrittura e tenuta generale del gioco a distanza di anni. È un capitolo decisivo perché ha cambiato il DNA della serie, spostandola verso un action RPG più strutturato, ma non tutte le sue scelte hanno lo stesso peso. Se stai valutando se recuperarlo oggi, qui trovi un giudizio netto, con i suoi punti forti e i suoi limiti.

I punti che contano davvero nel giudizio su Origins

  • L’Egitto antico è il suo vero colpo da maestro: scenari, rovine, città e deserto hanno ancora un impatto enorme.
  • Bayek è uno dei protagonisti meglio scritti della saga: umano, credibile e con motivazioni forti.
  • Il combattimento segna la svolta verso l’action RPG: più build, più abilità, meno stealth puro.
  • La struttura open world funziona bene, ma in alcuni momenti il gioco allunga troppo i tempi.
  • Nel 2026 resta consigliabile soprattutto a chi cerca atmosfera, storia e progressione, non a chi vuole l’Assassin’s Creed più classico.

Il nuovo corso che ha cambiato la serie

Origins non è soltanto un capitolo ambientato bene: è il punto in cui Ubisoft ha deciso di ripensare la saga dalle fondamenta. Uscito il 27 ottobre 2017, il gioco ha introdotto una struttura più vicina al ruolo, con livelli, equipaggiamento rarità diverse, albero delle abilità e un ritmo più aperto rispetto ai vecchi episodi. È una scelta che ha diviso i fan, ma ha dato alla serie una direzione chiara, poi portata avanti nei capitoli successivi.

Io lo considero importante proprio per questo: non si limita a raccontare le origini dell’Ordine, ma anche le origini del modello moderno di Assassin’s Creed. La valutazione critica complessiva lo conferma, con una media che si muove intorno a 81 sui principali aggregatori, segno di un gioco apprezzato quasi ovunque pur con qualche riserva. E questo equilibrio tra ambizione e compromesso è il filo che attraversa tutta la sua esperienza, dall’apertura fino ai titoli di coda.

Capire questo contesto aiuta a leggere meglio anche il resto: se cerchi il classico stealth lineare, Origins può spiazzare; se invece vuoi un’avventura ampia e più libera, qui la serie trova una delle sue svolte più sensate.

Due guerrieri egizi si confrontano tra le rovine di un tempio. La scena è tratta da una recensione di Assassin's Creed Origins.

L’Egitto resta la ragione principale per giocarci

Il motivo più forte per cui Origins funziona ancora oggi è semplice: l’antico Egitto è reso con una cura rara. Non parlo solo di scenografia, ma di coerenza visiva e spaziale. Le città non sono meri fondali, il deserto non è solo vuoto, e le tombe, i villaggi, le oasi e le aree agricole danno una sensazione di mondo vissuto che molti open world più recenti non hanno saputo replicare con la stessa chiarezza.

Mi piace soprattutto il contrasto tra i grandi spazi aperti e i nuclei più densi. Quando il gioco passa da una pianura assolata a un centro abitato o a un complesso funerario, cambia anche il modo in cui ti muovi, osservi e pianifichi. Questo è il tipo di design che non stanca subito, perché spinge a esplorare non solo per riempire la mappa, ma per capire come è costruito il territorio.

Un dettaglio non secondario è la presenza del Discovery Tour, disponibile anche come modalità educativa dedicata all’Egitto antico. Non è un contenuto per tutti, ma aggiunge valore a un gioco che già vive di forte identità storica. E proprio questa identità prepara il terreno alla parte più delicata: come si gioca davvero, una volta finito di guardarsi intorno.

Combattimento e progressione danno forma al ritmo

La trasformazione più evidente rispetto ai vecchi capitoli è nel combattimento. Origins non ti chiede più soltanto di restare nascosto e colpire nel momento giusto: ti spinge a gestire distanza, schivate, tempismo, scudi, armi diverse e abilità attive. In pratica, il sistema premia chi costruisce un proprio stile invece di affidarsi a una sola routine.

Questa scelta ha due effetti opposti. Da un lato rende gli scontri più dinamici e più leggibili, soprattutto quando impari a usare bene le abilità e a combinare le armi in base al tipo di nemico. Dall’altro introduce una curva di progressione che può rallentare chi vuole solo seguire la storia. Se ignori missioni secondarie e attività collaterali, rischi di trovarti sotto-livellato nelle fasi importanti, e lì il gioco smette di essere fluido.

È qui che emerge il compromesso tipico di Origins: il sistema RPG funziona, ma non è neutro. Ti costringe a investire tempo nella crescita del personaggio, nelle ricompense migliori e nella scelta dell’equipaggiamento. Per me è uno dei motivi per cui il gioco resta interessante, ma anche uno dei motivi per cui non lo consiglierei a chi cerca un’avventura “da consumare” senza pensarci troppo.

In altre parole, Origins premia la pazienza. E questa premessa cambia molto anche il modo in cui si legge la trama principale.

Bayek tiene in piedi una storia più forte della media della serie

Il centro emotivo del gioco è Bayek. È un protagonista che non funziona solo perché è carismatico, ma perché è scritto con una chiarezza rara per la serie: ha un conflitto personale preciso, una motivazione credibile e una presenza che regge quasi tutto quello che accade intorno a lui. Io lo metto senza esitazione tra i personaggi più riusciti della saga moderna.

Anche la struttura narrativa lo aiuta. Origins alterna vendetta, politica, cospirazione e passaggi più intimi senza perdere del tutto il controllo del tono. Non tutto è perfetto, però: la storia principale ha momenti molto forti e altri meno incisivi, soprattutto quando il gioco deve piegarsi alla sua natura open world. È un limite comune a molti titoli di questo tipo, ma qui si sente perché la parte migliore è talmente precisa che il resto appare un po’ meno ispirato.

Le missioni secondarie, invece, spesso sorprendono più del previsto. Alcune sono semplici riempitivi, ma molte costruiscono piccoli ritratti del mondo di gioco e danno spessore alla vita quotidiana dell’Egitto romano. Questo è importante perché rende l’universo di gioco più credibile e meno decorativo. Quando un open world riesce in questo, per me ha già fatto metà del lavoro.

Dove il gioco convince ancora e dove mostra l’età

Origins invecchia in modo particolare: alcune sue qualità sono diventate più preziose col tempo, mentre certi limiti oggi si vedono con più facilità. Per chiarire il quadro, io lo leggerei così:

Aspetto Oggi funziona Dove mostra i limiti
Ambientazione Ha ancora un impatto enorme, con una ricostruzione storica molto convincente. Alcune aree ripetono la stessa grammatica visiva, soprattutto nei tratti più desertici.
Combattimento È più dinamico e tattico rispetto ai vecchi capitoli. Può diventare spugnoso se il livello non è allineato e se non curi l’equipaggiamento.
Storia Bayek e diverse missioni secondarie reggono benissimo. La trama principale non mantiene sempre la stessa tensione.
Struttura open world Dà libertà vera e stimola l’esplorazione. La mappa può appesantirsi con obiettivi meno memorabili.
Ritmo Sale quando alterni missioni, esplorazione e sviluppo del personaggio. Scende se vuoi correre solo verso la storia principale.

Il mio giudizio, oggi, è questo: Origins ha ancora una personalità forte, ma chiede di essere giocato alle sue condizioni. Se accetti il suo passo, restituisce molto più di quanto prometta a prima vista. Se invece cerchi un titolo rapido, lineare e senza attrito, le sue lunghezze e le sue logiche RPG rischiano di pesarti davvero.

Quanto contenuto offre davvero tra base game, DLC e Discovery Tour

Un altro motivo per cui Origins continua a essere interessante è la quantità di contenuti. Oltre alla campagna principale, il gioco ha ricevuto due espansioni maggiori: The Hidden Ones e The Curse of the Pharaohs. La prima amplia la storia con una parentesi più contenuta e più legata alla crescita dell’Ordine, mentre la seconda spinge di più sul lato mitologico e spettacolare, con un tono meno sobrio ma molto efficace.

Se guardo al pacchetto nel suo insieme, vedo tre livelli di valore distinti:

  • Base game: è il cuore dell’esperienza e basta già da solo a definire il giudizio sul gioco.
  • The Hidden Ones: utile se vuoi più continuità narrativa e una porzione di mondo aggiuntiva meno dispersiva.
  • The Curse of the Pharaohs: la più creativa, più fantastica e anche la più lontana dal realismo storico puro.
  • Discovery Tour: perfetto se ti interessa l’Egitto antico come ricostruzione culturale, non solo come sfondo d’azione.

Non considero questi contenuti un semplice extra cosmetico. In un gioco con una base già forte, le espansioni servono a capire se il suo approccio regge anche oltre la campagna principale. Nel caso di Origins, la risposta è sì, anche se il risultato migliore resta sempre l’equilibrio tra storia di Bayek, esplorazione e ritmo del mondo aperto.

A chi lo consiglierei nel 2026

Se dovessi dare un consiglio pratico, lo dividerei in base al tipo di giocatore. Origins non è un acquisto universale, e secondo me è giusto dirlo senza giri di parole.

Profilo Lo consiglierei Perché
Ami gli open world storici L’ambientazione è tra le più riuscite della serie e continua a valere il tempo investito.
Cerchi lo stealth classico Con riserve La componente furtiva c’è, ma non è più il centro assoluto dell’esperienza.
Vuoi un single player lungo e ricco Tra mondo aperto, missioni secondarie ed espansioni hai molto da fare.
Odi il grind Solo se tolleri il compromesso La progressione richiede attenzione e qualche attività extra.
Ti interessa la narrativa del personaggio Sì, soprattutto per Bayek È uno dei pochi capitoli in cui il protagonista lascia un segno davvero netto.

In breve, io lo consiglierei con più convinzione a chi vuole un grande viaggio storico con struttura moderna, e meno a chi cerca il vecchio Assassin’s Creed costruito quasi solo su furtività e assassinii puliti. Questa distinzione, oggi, è la chiave per non sbagliare aspettative.

Il capitolo che ha definito gli Assassin's Creed moderni

La cosa più interessante di Origins è che non si limita a essere “un buon Assassin’s Creed”: è il gioco che ha imposto il tono della fase successiva della saga. Ha dimostrato che la serie poteva vivere meglio con più spazio per esplorazione, progressione e identità ruolistica, ma ha anche mostrato il prezzo di questa trasformazione. Per questo lo giudico importante, non perfetto.

Se vuoi recuperarlo oggi, il mio consiglio è semplice: giocalo senza inseguire solo la barra della storia principale. Lascialo respirare, fai le missioni che hanno senso per il tuo livello, esplora i luoghi che ti incuriosiscono e non aspettarti che ogni attività abbia lo stesso peso. È lì che Origins rende di più, ed è lì che capisci perché è ancora uno dei capitoli più discussi e più rispettati della serie.

Se invece cerchi un riferimento finale molto secco, il verdetto è questo: Origins è ancora una scelta valida e spesso ottima, ma soprattutto per chi vuole un action RPG storico con personalità, non un ritorno puro al vecchio modello stealth.

Domande frequenti

Sì, Origins è ancora molto valido, specialmente per chi cerca un action RPG storico con un'ambientazione mozzafiato e una storia coinvolgente. Richiede pazienza per la progressione, ma offre un'esperienza ricca.

L'ambientazione nell'antico Egitto è il suo vero capolavoro. La cura dei dettagli, la vastità degli scenari e la coerenza visiva rendono l'esplorazione un'esperienza unica e immersiva, ancora oggi insuperata da molti open world.

Bayek è considerato uno dei migliori protagonisti della serie. La sua storia personale, le motivazioni e la profondità emotiva lo rendono un personaggio credibile e carismatico, capace di tenere in piedi l'intera narrazione del gioco.

Sì, Origins ha introdotto un sistema di combattimento più orientato all'action RPG, con enfasi su abilità, equipaggiamento e gestione del tempismo, distanziandosi dallo stealth puro dei capitoli precedenti. Richiede più strategia e adattamento.

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Artes Palumbo
Sono Artes Palumbo, un esperto nel settore dei videogiochi, con anni di esperienza nell'analisi del mercato e nella scrittura di contenuti specializzati. Ho dedicato gran parte della mia carriera a esplorare le ultime tendenze nel mondo dei videogiochi, delle guide strategiche e dell'hardware, nonché nel dinamico universo degli esports. La mia passione per il gaming mi ha portato a sviluppare una conoscenza approfondita delle meccaniche di gioco e delle tecnologie emergenti, permettendomi di offrire articoli che semplificano dati complessi e forniscono analisi obiettive. Sono impegnato a garantire che i miei lettori ricevano informazioni accurate e aggiornate, contribuendo così a una comunità di appassionati ben informati e coinvolti. La mia missione è quella di fornire contenuti di alta qualità che non solo intrattengano, ma che educano e ispirano, aiutando i lettori a navigare nel vasto mondo dei videogiochi e delle nuove tecnologie.

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