Capire se Diablo 4 merita davvero il proprio tempo dipende da ciò che si cerca in un action RPG: una campagna intensa, combattimenti soddisfacenti o un endgame capace di durare per mesi. La mia recensione valuta tutti questi aspetti, considerando anche l’evoluzione del gioco, le espansioni disponibili nel 2026, il sistema del bottino e i limiti che possono pesare sull’esperienza.
La sentenza in breve su Diablo 4
- Atmosfera: cupa, spettacolare e più vicina allo spirito classico della serie.
- Combat system: rapido, preciso e ancora oggi il punto più convincente.
- Endgame: molto più ricco rispetto al lancio, con attività per sessioni brevi o lunghe.
- Espansioni: Vessel of Hatred e Lord of Hatred ampliano storia, classi e progressione.
- Verdetto: un acquisto consigliato, soprattutto nella versione completa e aggiornata.
Una campagna cupa che ritrova il tono giusto
La campagna principale resta uno dei motivi migliori per giocare Diablo 4. Il viaggio attraverso Sanctuary ha un tono più malinconico e terreno rispetto agli episodi precedenti, con villaggi distrutti, culti inquietanti e una guerra che coinvolge persone comuni prima ancora dei grandi demoni.
La storia di Lilith funziona soprattutto quando lascia spazio ai personaggi e alle loro motivazioni. Non tutti ricevono lo stesso sviluppo, ma alcune sequenze cinematografiche sono ancora tra le più riuscite della serie. Io ho apprezzato in particolare il modo in cui il gioco evita di trasformare ogni incontro in una semplice scusa per combattere.
Il mondo aperto aggiunge libertà, ma non sempre ritmo. Esplorare Scosglen, Kehjistan e le Steppe Aride può regalare momenti notevoli, anche se gli spostamenti diventano ripetitivi quando si seguono obiettivi secondari poco ispirati. La campagna principale rimane più compatta e incisiva rispetto a molte attività opzionali.
Il combattimento resta il punto più solido
La sensazione dei colpi è eccellente. Ogni classe ha un’identità chiara, le abilità hanno un peso visivo convincente e il ritmo degli scontri cresce bene man mano che il personaggio acquisisce nuovi poteri. Anche dopo decine di ore, eliminare gruppi di nemici con una build ben costruita conserva una soddisfazione difficile da imitare.
Il sistema delle build è accessibile all’inizio, ma diventa molto più profondo nel contenuto avanzato. Skill tree, Aspetti leggendari, Paragon Board e oggetti Unici permettono di trasformare una semplice abilità in un intero stile di gioco. Per esempio, una build basata sui Minions del Negromante non richiede lo stesso approccio di una configurazione del Barbaro centrata sull’Overpower, cioè un attacco capace di infliggere danni extra in base alla vita fortificata.
La varietà è aumentata anche grazie alle nuove classi. Lo Spiritborn di Vessel of Hatred è particolarmente originale perché combina mobilità, evocazioni e poteri spirituali, mentre Paladino e Warlock, introdotti con Lord of Hatred, ampliano ulteriormente le possibilità per chi desidera ricominciare da zero.
Il limite principale riguarda il bilanciamento stagionale. Alcune build diventano nettamente più forti di altre e gli aggiornamenti possono modificare il valore di equipaggiamento e abilità in tempi brevi. Io consiglio di partire da una configurazione personale e consultare le guide solo quando si arriva ai livelli più difficili, altrimenti si rischia di trasformare l’esplorazione in una semplice caccia alla combinazione più efficiente.
Il bottino e l’endgame hanno finalmente una direzione
Al lancio, Diablo 4 aveva una struttura valida ma un endgame poco convincente. La situazione è migliorata con le stagioni, le revisioni della progressione e le nuove attività. Oggi il giocatore può alternare Fosse, Helltide, Infernal Hordes, boss finali e Tower, scegliendo se cercare esperienza, materiali o oggetti specifici.
Questa varietà è importante perché riduce la sensazione di ripetere sempre lo stesso dungeon. Le Helltide funzionano bene per chi ama l’azione continua nel mondo aperto, mentre i boss con ricompense mirate sono più adatti a chi vuole completare una build precisa. Il Pit, invece, offre una sfida più tecnica e misura quanto una configurazione riesca a reggere sotto pressione.
Lord of Hatred rende la progressione ancora più articolata con il Talismano e i Charms, oltre a nuove opzioni di personalizzazione e a un sistema delle abilità ampliato per tutte le classi. Non è una rivoluzione totale, ma fa una differenza concreta nelle fasi avanzate, quando ogni piccolo bonus può cambiare il modo di affrontare un’attività.
Resta però una certa dipendenza dal farming. Per ottenere l’oggetto perfetto servono tempo, materiali e una buona dose di fortuna. Il sistema è gratificante quando il bottino migliora davvero la build, meno quando obbliga a ripetere per ore la stessa attività alla ricerca di una statistica specifica.
Atmosfera, grafica e prestazioni convincono ancora

Dal punto di vista visivo, Diablo 4 continua a essere notevole. Sanctuary ha un’estetica sporca e gotica, con foreste umide, rovine infestate e cattedrali che sembrano costruite per mettere a disagio il giocatore. La direzione artistica punta più sulla decadenza che sul semplice spettacolo, e secondo me è una scelta azzeccata.
Anche il comparto audio contribuisce molto al risultato. I suoni delle armi, le urla dei demoni e la musica nei momenti più drammatici costruiscono una tensione costante. La qualità delle cinematiche rimane superiore alla media degli action RPG, soprattutto nelle scene in cui il gioco rallenta e lascia respirare la narrazione.
La parte tecnica dipende dalla piattaforma e dalla configurazione utilizzata. Su hardware adeguato l’esperienza è fluida, ma le aree molto affollate e gli effetti particellari possono mettere alla prova i sistemi meno recenti. Essendo un gioco online, servono inoltre connessione a Internet e account Battle.net, anche quando si desidera giocare principalmente la campagna.
Conviene acquistarlo nel 2026
La risposta cambia in base al profilo del giocatore. Chi vuole soltanto una campagna di circa una trentina di ore può divertirsi anche con il gioco base, mentre chi desidera una progressione stagionale duratura dovrebbe valutare l’edizione che comprende le espansioni.
| Profilo | Cosa offre Diablo 4 | Il mio consiglio |
|---|---|---|
| Nuovo giocatore | Campagna accessibile, classi diverse e grande libertà di esplorazione | Acquisto consigliato |
| Fan della serie | Atmosfera più cupa, combattimento moderno e contenuti stagionali | Da provare, con aspettative realistiche |
| Giocatore interessato all’endgame | Boss, Tower, Pit, Helltide e sistemi di personalizzazione più profondi | Meglio scegliere il pacchetto completo |
| Giocatore occasionale | Sessioni brevi e progressione semplice nelle prime ore | Conviene, purché accetti la natura online |
Il gioco non è perfetto. La struttura live service può sembrare dispersiva, alcune attività perdono mordente dopo molte ore e il negozio estetico è più visibile di quanto alcuni giocatori gradiscano. D’altra parte, gli aggiornamenti hanno corretto diversi problemi del lancio e hanno trasformato il titolo in un’esperienza molto più completa.
Il mio voto alla versione attuale è 8,5 su 10. Il cuore dell’esperienza è solido, la campagna ha personalità e l’endgame offre finalmente motivi concreti per continuare. Non lo consiglierei a chi cerca un RPG completamente offline o una progressione sempre lineare, ma per chi ama bottino, build e combattimenti ripetibili resta una delle proposte più convincenti del genere.
La scelta migliore dipende da quanto vuoi restare a Sanctuary
Diablo 4 dà il meglio quando lo si affronta senza fretta. La campagna permette di godersi atmosfera e personaggi, mentre le attività stagionali premiano chi vuole sperimentare nuove classi e ottimizzare ogni dettaglio dell’equipaggiamento.
La mia raccomandazione è semplice. Per una sola avventura, basta il gioco base; per un’esperienza destinata a durare nel tempo, Vessel of Hatred e Lord of Hatred diventano quasi indispensabili. Il titolo non ha cancellato ogni difetto, ma nel 2026 è abbastanza cresciuto da meritare una seconda possibilità anche da parte di chi lo aveva abbandonato dopo il lancio.
