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The Crew Motorfest - Vale la pena nel 2026? Recensione

Lazzaro Cattaneo 11 maggio 2026
La recensione di The Crew Motorfest mostra auto sportive su un'isola tropicale, con moto e aerei sullo sfondo. Un 8 rosso indica il punteggio.

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The Crew Motorfest prova a fare una cosa difficile: prendere la formula dell’open world racer Ubisoft, renderla più compatta e più leggibile, e convincere anche chi guarda il genere con un po’ di diffidenza. Io lo leggo come un gioco che ha corretto alcune fragilità della serie, ma che porta ancora addosso compromessi evidenti, soprattutto nella progressione e nella struttura online. In questa recensione metto ordine tra guida, playlist, mondo di gioco e supporto post-lancio, così la valutazione finale non si riduce a un sì o no superficiale.

In breve, The Crew Motorfest è più maturo di quanto sembri

  • È un racer open world in stile simcade, quindi accessibile ma non banale.
  • Il punto di forza principale è la guida, più solida e coerente rispetto ai capitoli precedenti.
  • La scelta di O'ahu rende il mondo più denso e riconoscibile della vecchia macro-mappa americana.
  • Le Playlist danno ritmo alla campagna, ma spesso limitano il legame con il proprio garage.
  • Nel 2026 il gioco è ancora supportato e resta una proposta viva, non un prodotto fermo al lancio.
  • Il limite più evidente resta l’equilibrio tra progressione, online e monetizzazione.

Che tipo di gioco è davvero

The Crew Motorfest non vuole essere un simulatore puro: è un simcade, cioè un ibrido che semplifica la fisica per restare accessibile ma prova comunque a dare peso al comportamento dei veicoli. La sua struttura ruota attorno alle Playlist, campagne brevi e tematiche che mescolano gare, sfide e percorsi di cultura automobilistica, invece di chiedere al giocatore di costruirsi una carriera classica tutta in un solo garage.

La cornice è chiara fin dall’inizio: Hawaii, O'ahu, centinaia di auto iconiche, eventi live e una forte spinta verso lo spettacolo. È un gioco pensato per chi vuole entrare subito nel ritmo, non per chi cerca una curva di apprendimento severa o una simulazione meticolosa. Anche per questo la domanda giusta non è solo “funziona?”, ma funziona nel modo in cui promette di farlo. Da qui si capisce perché il comportamento su strada conti più della semplice quantità di contenuti: il vero test è la guida.

La guida è il passo avanti più convincente

Se devo scegliere il motivo principale per cui Motorfest merita attenzione, parto senza esitazione dal modello di guida. Rispetto al passato della serie, il feeling è più pulito, più leggibile e meno goffo nelle transizioni tra velocità, aderenza e cambi di superficie. Non siamo davanti a una rivoluzione, ma a un miglioramento concreto, e in un racing game questo pesa molto più di un trailer ben montato.

La recensione di Multiplayer.it ha colto bene il punto: il gioco cambia direzione, si ispira apertamente al riferimento più popolare del genere, ma al tempo stesso prova a raffinare la propria identità con un impianto di guida più solido. Io aggiungo un dettaglio importante: Motorfest è uno di quei titoli in cui la sensazione al volante conta più della scheda tecnica, perché la fisica non vuole impressionare i puristi, vuole far divertire subito.

Aspetto Cosa funziona Dove resta prudente
Sterzo e aderenza Più coerenti e facili da leggere, anche a velocità elevate. Non arriva alla finezza dei migliori giochi del genere.
Varietà di veicoli Auto, moto, aerei e motoscafi mantengono un’identità chiara. Non tutte le categorie sono integrate con la stessa naturalezza.
Accessibilità È immediato e non punisce troppo chi entra per la prima volta. Chi cerca una simulazione rigida può trovarlo troppo permissivo.
Post-lancio Gli interventi sulle marce e su alcune situazioni in moto hanno migliorato la fluidità. Gli aggiustamenti non cancellano i limiti strutturali del modello.

In pratica, il gioco vince quando ti fa sentire sempre in controllo, senza diventare sterile. E proprio questa leggibilità prepara il terreno alla parte più riconoscibile dell’esperienza: il mondo che la ospita.

Un Bronco personalizzato sfreccia su un sentiero fangoso, pronto per l'avventura in The Crew Motorfest recensione.

O'ahu dà coerenza al mondo di gioco

La scelta di O'ahu è, secondo me, la decisione più intelligente dell’intero progetto. Dopo mappe enormi ma spesso disperse, Motorfest restringe il campo e lo rende più denso, più bello da attraversare e più facile da ricordare. Il risultato è un open world che non punta sulla dimensione fine a sé stessa, ma sulla varietà leggibile degli scenari.

Qui il cambio di scala fa la differenza: strade costiere, zone urbane, tratti vulcanici, saliscendi off-road e panorami molto diversi tra loro convivono meglio proprio perché la mappa non cerca di coprire tutto. Le gare acquistano personalità quando il paesaggio non è solo sfondo, ma parte della prova. E questo conta anche per il ritmo, perché ogni Playlist sembra più pensata e meno dispersiva.

In altri open world racer il rischio è correre tanto ma ricordare poco; qui succede il contrario. Non hai la sensazione di muoverti in uno spazio infinito, ma in un luogo che è stato modellato per essere giocato. Ed è per questo che la struttura a Playlist funziona meglio di quanto sembri a prima vista.

Playlist e progressione tengono insieme la campagna

Le Playlist sono il vero collante di Motorfest: campagne brevi, tematiche, con gare costruite per mostrare stili di guida e macchine diverse. Funzionano perché danno ritmo e obiettivi chiari, e perché evitano quell’effetto da open world “vuoto” che spesso affligge i racing troppo grandi. Se vuoi varietà, qui la trovi davvero.

Il problema è che questa struttura ha anche un costo. Il gioco tende spesso a metterti al volante di veicoli prestati, così la tua auto personale diventa meno centrale di quanto ci si aspetterebbe in un titolo di guida tradizionale. Per chi ama costruire il proprio garage, potenziare un mezzo e sentirne i miglioramenti gara dopo gara, è una scelta che può lasciare un po’ di amaro in bocca.

Elemento Perché funziona Limite percepito
Playlist tematiche Rendono la campagna varia e facile da seguire. Possono sostituire troppo il senso di progressione personale.
Veicoli prestati Ti fanno provare categorie diverse senza blocchi iniziali. Indeboliscono il legame con il proprio parco auto.
Eventi live Allungano la vita del gioco e danno obiettivi ricorrenti. Richiedono una cadenza di supporto costante per restare interessanti.
Monetizzazione Supporta contenuti aggiuntivi e continuità commerciale. La currency premium e alcuni paywall restano visibili e non sempre eleganti.

La conseguenza è chiara: Motorfest sa intrattenere meglio di molti concorrenti, ma non sempre soddisfa chi cerca una crescita più personale e meno guidata. Se però guardiamo il gioco nel 2026, la domanda non è solo come parte, ma quanto bene sia stato mantenuto nel tempo.

Nel 2026 il supporto fa davvero la differenza

Un punto che pesa molto nella valutazione attuale è la continuità del supporto. Il gioco non è rimasto fermo alla versione del lancio: nel 2026 continua ad avere stagioni, aggiornamenti settimanali e contenuti aggiuntivi, con la Season 9 resa disponibile gratuitamente il 4 marzo 2026. Per un racer live service, questa continuità non è un dettaglio: è parte della proposta.

Anche i ritocchi tecnici contano. Alcuni interventi post-lancio hanno reso più coerente il passaggio tra cambio automatico e manuale e hanno corretto certi comportamenti delle moto dopo i salti. Non sono modifiche spettacolari da comunicato, ma sono proprio quelle che migliorano davvero la sensazione di guida nel tempo. Io preferisco sempre questo tipo di supporto, perché lavora sul gioco e non solo sulla vetrina.

Secondo Metacritic, il quadro generale resta positivo ma non unanime: il gioco viaggia su 76/100 dalla critica, con un user score di 7,1 su base di centinaia di valutazioni. È un numero che racconta bene Motorfest: solido, divertente, ben costruito, ma abbastanza discutibile da non mettere tutti d’accordo. E in un titolo sempre online questo equilibrio è ancora più delicato.

A chi lo consiglierei davvero nel 2026

  • Lo consiglierei a chi vuole un open world racer accessibile, spettacolare e pieno di varietà.
  • Lo consiglierei a chi apprezza le Playlist e preferisce una struttura guidata a una carriera più classica.
  • Lo consiglierei a chi cerca un’alternativa concreta ai racer più blasonati, senza pretendere un simulatore puro.
  • Lo sconsiglierei, invece, a chi vuole una progressione fortemente legata al proprio garage e alla personalizzazione profonda di un singolo veicolo.
  • Lo sconsiglierei anche a chi considera il multiplayer stabile e le funzioni online un requisito non negoziabile.

La mia valutazione finale è positiva, ma non trionfale: The Crew Motorfest è uno dei racer open world più riusciti di Ubisoft, soprattutto per la guida più matura e per la scelta di un mondo più compatto e vivo. Lo prenderei senza esitazioni se cerco spettacolo, varietà e ritmo, mentre ci penserei due volte se volessi solo una simulazione precisa o una progressione più libera. Nel 2026, insomma, resta un gioco che ha senso comprare, ma soprattutto un gioco da scegliere per ciò che fa meglio, non per ciò che promette in astratto.

Domande frequenti

No, The Crew Motorfest è un "simcade", un ibrido che semplifica la fisica per renderla accessibile, pur mantenendo un certo peso nel comportamento dei veicoli. Non è pensato per chi cerca una simulazione rigorosa.

Il punto di forza più convincente è il modello di guida, più solido e leggibile rispetto ai capitoli precedenti. Offre un feeling pulito e divertente, anche se non raggiunge la finezza dei simulatori puri.

Le Playlist sono un vantaggio per il ritmo e la varietà della campagna, offrendo obiettivi chiari. Tuttavia, possono limitare il legame con il proprio garage, dato che spesso si usano veicoli prestati.

Sì, il gioco continua a ricevere supporto con stagioni, aggiornamenti settimanali e contenuti aggiuntivi, come la Season 9 gratuita. Questa continuità è fondamentale per un live service game.

È consigliato a chi cerca un open world racer accessibile, spettacolare e vario, che apprezza una struttura guidata. Meno adatto a chi vuole una progressione legata al proprio garage o una simulazione pura.

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Autor Lazzaro Cattaneo
Lazzaro Cattaneo
Sono Lazzaro Cattaneo, un appassionato analista del settore videoludico con oltre dieci anni di esperienza nella scrittura e nella ricerca su videogiochi, hardware ed esports. Ho dedicato gran parte della mia carriera a esplorare le ultime tendenze del mercato, analizzando dettagliatamente le novità e le tecnologie emergenti che influenzano il mondo dei giochi. La mia specializzazione si concentra sull'analisi delle performance hardware e sull'esplorazione delle strategie competitive negli esports, aree in cui mi impegno a fornire contenuti di alta qualità e ben informati. Adotto un approccio che mira a semplificare dati complessi e a presentare analisi obiettive, garantendo che i lettori possano facilmente comprendere e utilizzare le informazioni che offro. Il mio obiettivo è fornire articoli accurati, aggiornati e imparziali, affinché ogni lettore possa fare scelte informate nel vasto universo dei videogiochi e della tecnologia. Mi impegno a mantenere un alto standard di fiducia e professionalità, contribuendo a una comunità di appassionati sempre più consapevole e preparata.

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